citazioni

Ci sono infiniti modi per raccontare una stessa cosa. Saper scegliere il migliore è ciò che fa di uno scrittore un bravo scrittore. Il lettore non si nutre solo di storie, di accadimenti. Si nutre di parole, di suoni, di combinazioni che a volte lo colpiscono al punto di ricordarle per sempre

venerdì 17 settembre 2010

Ogni maledetta domenica
Tra gli infiniti modi di raccontare una storia, il grande scrittore è quello che sceglie il migliore. Questo vale anche per gli sceneggiatori, non solo per i romanzieri. In questo caso, Daniel Pyne e John Logan hanno scritto un monologo intenso, coinvolgente. E' grazie a questo che Al Pacino, forse il migliore attore vivente, ha potuto dare vita a una scena indimenticabile. Spesso il merito di chi scrive viene oscurato dalla grandezza degli attori, ma senza quelle pagine non avremmo mai potuto assistere a momenti come questo:



Oliver Stone, Ogni maledetta domenica, 1999

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mercoledì 8 settembre 2010

L'ombra del vento
Quel pomeriggio, di ritorno nell'appartamento di calle Santa Ana, mi rifugiai in camera mia per fare conoscenza col nuovo amico. In men che non si dica, la storia mi catturò. Era la vicenda di un uomo che cercava il suo vero padre, di cui aveva appreso l'esistenza solo grazie alle parole pronunciate dalla madre in punto di morte. Il racconto di quella ricerca si trasformava in un'odissea fantasmagorica: il protagonista lottava per ritrovare l'infanzia e la gioventù perdute, dalle quali, a poco a poco, emergeva l'ombra di un amore maledetto destinata a perseguitarlo fino all'ultimo dei suoi giorni. La struttura del romanzo mi ricordava una di quelle bambole russe che racchiudono innumerevoli miniature di se stesse; la narrazione si frammentava in mille storie, come se il racconto fosse entrato in una galleria di specchi e si fosse scisso in decine di riflessi, pur mantenendo la sua unità. Il tempo scivolò via come in un sogno. Molte ore più tardi, catturato dalla vicenda, udii appena i rintocchi in lontananza della mezzanotte dal campanile della cattedrale. Pagina dopo pagina, nella luce color rame della lampada, mi lasciai trascinare in un turbine di emozioni sconosciute, in un mondo misterioso e affascinante popolato da personaggi non meno reali dell'aria che respiravo. Mi abbandonai a quell'incatesimo fin quando la brezza dell'alba lambì i vetri della finestra e i miei occhi affaticati si posarono sull'ultima pagina. Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Il sonno e la stanchezza bussavano alla porta, ma io resistetti. Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti.
Un giorno setii dire da un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli davvero il cuore. L'eco di quelle parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale - non importa quanti altri libri leggeremo, quanti mondi scopriremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo - prima o poi faremo ritorno. Per me, quel libro sarà sempre il romanzo che avevo salvato dagli oscuri corridoi del Cimitero dei Libri Dimenticati.

Carlos Ruiz Zafon, L'ombra del vento (trad. Lia Sezzi), Mondadori, 2009

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lunedì 22 marzo 2010

Le ali della sfinge

"Pronto, Catarella. Dimmi."
"Il dottori è in loco pirsonalmenti di pirsona nella stissa macchina tò?"
"Sì. Parla che ti sente."
"Amozionato sugno! Maria quanto sugno amozionato ca sugno!"
"Va bene, Catarè, cerca di calmarti e parla."
"Ah dottori dottori! Ah dottori dottori! Ah dottori dottori!"
"Il disco s'incantò?" spiò Fazio che guidava con la mano mancina mentre che con la dritta tiniva il telefonino a portata di grecchia sò e del commissario.
"Se ha ripetuto tri volte ah dottori dottori dev'essiri cosa seria assà" fici Montalbano tanticchia prioccupato.
"Ce lo vuoi dire che successe o no?" disse Fazio.
"A Picarella attrovaro! Stamatina l'attrovaro! A vita migliori passò!"
"Minchia!" sclamò Fazio mentre la machina sbandava provocanno un tirribbilio di frenate e di sonate di auto, motorini e camion che annavano nei dù sensi.
"Minchia d'una minchia!" rilanciò Montalbano.
Per controllare meglio la machina, Fazio lassò cadiri il telefonino.
"Accosta e ferma" disse Montalbano.
Fazio obbedì. Si taliarono.
"Minchia!" fici Fazio ribadendo il concetto.
"Allura il rapimento era veramenti vero!" disse Montalbano confuso e strammato. "Non era 'na finta!".
"Ci siamo sbagliati su di lui, povirazzo!" fici Fazio.
"Ma pirchì l'hanno ammazzato se non hanno manco domandato un riscatto?" si spiò Montalbano.
"Boh" fu la risposta di Fazio che ripitì ancora, a voci vascia e scantata:
"Minchia!"
"Telefona ad Augello e passamelo".
Fazio raccoglì il telefonino e fici il nummaro.
"Il telefono della persona chiamata..." principiò la voci femminina registrata.
"Astutato ce l'ha".
"Matre santa" disse Montalbano. "Ora se il questore ci piglierà a càvuci 'n culu e a pagnittuna avrà perfettamente ragione!".
"E la signora Picarella dove me la mette? Qua va a finire malamente per tutti noi! Capace che il questore ci manna a vinniri pane e panelle" fici Fazio accomenzanno a sudari.
Macari il commissario si sintiva sudatizzo. Certamente la facenna avrebbi avuto conseguenze serie e gravi.
"Chiama di nuovo a Catarella e spiagli se sa dov'è Augello. Bisogna concordare subito un piano di difesa comune."
Dato che erano fermi, a Montalbano vinni cchiù facili ascultare.
"Pronto, Catarè? Lo sai dove si trova il dottor Augello?".
"Siccome che il dottori Augello trovavasi in loco commissariato quanno che arrivò la notizia dell'attrovamento del suddetto Picarella, egli s'arrecosse in casa Picarella onde per parlari...".
"Ha affrontato la signura Picarella, vidova di frisco?" pinsò Montalbano. "Omo coraggioso è Mimì!".
"... col medesimo" concluse Catarella.
Montalbano e Fazio si taliaro 'mparpagliati. Avivano sintuto bono? Avivano sintuto veramenti quello che avivano sintuto? Se Picarella era morto, il medesimo col quale Mimì era annato a parlari non potiva essiri umanamente Picarella. Ma Catarella aviva ditto il medesimo. Il problema allura era: che intendeva Catarella con medesimo?
"Fattelo ripetere" disse Montalbano sull'orlo di una crisi di nerbi.
Fazio parlò con la stissa quatela che si porta a un pazzo furioso.
"Senti, Catarè. Ora io ti spio 'na cosa e tu devi solamenti diri o sì o no. D'accordo? Chiaro? Non una parola di più. O sì, o no, d'accordo?"
"Va beni".
"Il dottor Augello è andato a parlari col signor Picarella, quello che avevano sequestrato?"
"D'accordo" disse Catarella.
Montalbano santiò, Fazio macari.
"Devi rispondere o sì o no, cazzo!"
"Sì!"
"Ma pirchì allura dicisti che Picarella era morto?"
"Io non lo dissi!".
"Ma come?! L'ha sentito macari il dottor Montalbano che hai detto che Picarella era passato a miglior vita!".
"Ah, sì! Certo che questo lo dissi!".
"Ma pirchì l'hai detto?".
"Ma nun è la virità? Prima, quann'era siquistrato, faciva vita tinta mentri ora che è libbiro è passato a vita migliori".
"Io a questo un jorno o l'altro giuro che gli sparo" disse Fazio chiuienno la comunicazione.
"Ma il colpo di grazia glielo do io" fici Montalbano.
"Torniamo indietro?" spiò Fazio.
"No. Mimì ha fatto bene ad andare subito da Picarella. C'è lui. Noi invece proseguiamo. Ma al primo bar che incontriamo, ci fermiamo e ci beviamo un cognacchino. Ne abbiamo bisogno, questo viaggio è stato troppo avventuroso".

Andrea Camilleri, Le ali della sfinge, Sellerio editore Palermo, 2006

Questo dialogo andrebbe incorniciato e riletto ogni sera prima di andare a dormire. Mi pare di vedere la scena, nei dettagli. Uno spasso.

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domenica 7 marzo 2010

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lunedì 1 marzo 2010

Mucho Mojo - parte seconda
Ecco un altro bel dialogo. Stavolta si parla di religione (e ogni volta non resisto) e il tono apparentemente pacato unito al linguaggio forbito da una parte, e metodi schietti accompagnati da parole di ogni tipo dall'altra lo rendono realistico tanto che i lui disse e l'altro rispose, che in questo caso non mancano, sono del tutto inutili. La caratterizzazione dei personaggi non deriva dall'autore che "spiega" che uno parla in un modo e l'altro in un modo opposto. Li fa parlare e tanto basta. Show, don't tell!, questo è un buon esempio pratico. E ora fine della lezioncina, ecco Leonard e il reverendo battista Fitzgerald.


- Suo zio era un uomo mordace, e svelto con le battute. Sembrava nutrire un odio speciale per la religione.
- Gli dava fastidio l'ipocrisia, - disse Leonard. - Non la religione.
Il reverendo Fitzgerald rifiutò di abboccare. Aveva un tono molto cordiale quando disse: - E' insolito che suo zio e Ilium Moon fossero tanto amici. Il signor Moon è molto religioso. Molto coinvolto nelle attività della chiesa. Specialmente quando hanno a che fare coi giovani. E da quello che ho letto sui giornali...
- Non creda a tutto quello che legge sui giornali, - disse Leonard.
- Molto bene, - concluse Fitzgerald. - Lo terrò presente. Sa, stavo cercando di ricordare cosa ho sentito sul suo conto, e adesso mi è tornato tutto in mente.
- Spero si tratti di complimenti, - disse Leonard.
- A quanto ho sentito, lei è omosessuale e lo ostenta, - disse Fitzgerald.
- Non porto cappellini da donna e tacchi alti e non studio l'arte di disporre i fiori, se è questo che intende, - disse Leonard. - Però non sto nemmeno nascosto sotto una sedia in cucina.
- E' orgoglioso della sua omosessualità, - dichiarò Fitzgerald.
- Non devo renderne conto a lei.
- No. Non deve renderne conto a me. E' al Signore che deve renderne conto. Io non ho niente contro di lei. Sto solo dicendo che la sua via non è la via del Signore. Conosce la Bibbia, signor Pine.
- Hap e io citavamo la Bibbia proprio venendo qui.
- Conosce la storia di Sodoma e Gomorra?
- Certo, - rispose Leonard. - E' l'allegoria dei froci preferita dai battisti. Mi vengono i brividi tutte le volte che la sento. Il che accade piuttosto spesso. Mi piace soprattutto quando la moglie di Lot viene trasformata in una statua di sale.
- Se conosce la storia, cerchi di impararne qualcosa, signore. Lot incontrò gli angeli del Signore ai cancelli di Sodoma e li portò a casa sua per un festino, e la casa venne subito circondata da omosessuali che volevano conoscerli.
- Conoscerli significherebbe fotterli, giusto? - chiese Leonard.
Fitzgerald sbatté le palpebre un paio di volte ma finse di non sentire e andò avanti. - E gli omosessuali si raccolsero attorno alla casa di Lot e gli chiesero di portare fuori gli angeli e consegnarli alla folla, e gli angeli resero cieca la folla. A lei questa sembra tolleranza per gli omosessuali, signor Pine?
- Perfetto, - disse Leonard. - Non è arrivato alla statua di sale, però ha lasciato fuori della roba interessante. Ad esempio il fatto che Lot, per voler proteggere quegli angeli che non avevano bisogno di protezione, ha offerto alla folla le sue figlie. Proprio il padre esemplare che vorrei avere io. "Ehi, ragazze, abbiamo questi ospiti e i froci se li vogliono scopare, ma, cavolo, sono angeli e non hanno ancora finito i petti di pollo, così mando voi al loro posto. Giù le mutandine e fuori".
- Lei ha una scelta di frasi infelice, signor Pina, - riprese Fitzgerald. - Il suo problema non è dissimile da quello che aveva suo zio. E per essere onesti, da quel che avevo io. Sì, anche i sacerdoti possono avere una crisi di fede. Ma col tempo la verità mi si è fatta chiara. Quello che lei sta facendo è quello che facevo io. Lei sta cercando un Dio che operi a livelli umani. Se lo scordi. Dio ha stabilito la legge, e la legge esiste, e non sta a noi metterla in discussione. Non importa che appaia giusta o no ai nostri occhi. E' la legge, e tutto comincia e finisce lì.
- Il problema in discussione al momento non è la religione, - dissi, - e noi non volevamo sollevarlo.
- E' sempre il problema, - replicò Fitzgerald. - Signor Pine, sia orgoglioso oggi, perché quando lascerà il mondo della carne e incontrerà il suo Creatore e sarà scaraventato negli ardenti pozzi di lava dell'inferno, l'orgoglio non le servirà. La logica non le servirà. La legge è legge.
- Adesso so perché chiama primitiva questa chiesta, - disse Leonard.
Io pensai: Vai così che entriamo nelle sue grazie, Leonard. Questo sì che è giocare bene le carte. L'unico modo per fare un'impressione peggiore sarebbe stato entrare a calzoni calati sventolando l'uccello.

Joe R. Lansdale, Mucho Mojo (trad. Vittorio Curtoni), Einaudi, 2007

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