citazioni

Ci sono infiniti modi per raccontare una stessa cosa. Saper scegliere il migliore è ciò che fa di uno scrittore un bravo scrittore. Il lettore non si nutre solo di storie, di accadimenti. Si nutre di parole, di suoni, di combinazioni che a volte lo colpiscono al punto di ricordarle per sempre

lunedì 3 marzo 2008

The coffin dancer
Nel post precedente ho detto che trovo pessimo l'incipit del romanzo di Deaver "Lo scheletro che balla". Intendevo dire la prima frase. L'uso del flash-forward crea una situazione di distacco, implica che c'è un narratore onnisciente che sa già tutto. Preferisco le storie in cui c'è un punto di vista (o più di uno) e scopriamo con lui quello che accade, come se dovesse ancora accadere (provando così ansia, paura e ogni genere di emozioni che un narratore onnisciente un po' smorza, ricordandoti costantemente che si tratta pur sempre di una storia).

Tuttavia, le prime 5 pagine del romanzo meritano uno studio approfondito, perché nascondono tanto di quel mestiere da doverne fare tesoro.
Purtroppo non esiste on-line una versione in italiano, ma se avete dimestichezza con l'inglese andatevi a leggere questo capitolo sul sito ufficiale dell'autore (qui).
Quando Carney saluta la moglie, sale sulla propria auto e si immette nel traffico. Ecco un indizio di cosa sta per succedere:

Carney, osservatore per natura, notò un furgone nero parcheggiato nelle vicinanze di casa loro.
[...]
Si rese conto di averlo visto in strada diverse volte negli ultimi giorni. Poi, però, le macchine incolonnate davanti a lui ripresero a muoversi. Carney riuscì a passare un attimo prima che il semaforo cambiasse dal giallo al rosso e si dimenticò completamente del furgone.
[...]
Venti minuti più tardi sollevò la cornetta del telefono della macchina e chiamò sua moglie. Quando non la sentì rispondere, si preoccupò.

Jeffery Deaver, Lo scheletro che balla (trad. Stefano Massaron)

E' chiaro ciò che sta succedendo. Carney se ne va, sappiamo che non rivedrà più la moglie, deduciamo che la persona a bordo del furgone sospetto sia la causa (di un rapimento o di un omicidio della donna).
Carney è un pilota, sta andando all'aeroporto. Durante il tragitto in auto riprova a chiamare Percey.

La loro segreteria telefonica entrò in funzione e Carney rimise la cornetta al suo posto, vagamente perplesso.

Poi riprova dall'aeroporto.

Prese il telefono. A casa ancora nessuna risposta. Ora la preoccupazione si trasformò in apprensione.

Poi decolla. Il volo procede regolarmente, ma Carney non si toglie dalla testa la moglie che non risponde al telefono. Prima dell'atterraggio passa i comandi al copilota.

La preoccupazione per Percey gli crebbe dentro come una febbre. Aveva disperatamente bisogno di parlare con lei.

Poi:

Avanti, Percey. Rispondi! Dove diavolo sei? Ti prego...
[...]
Tre squilli.
Dove diavolo si è cacciata? Cosa c'è che non va? Il nodo che sentiva alla bocca dello stomaco si strinse ancor di più.

Il lettore crede di avere la situazione sotto controllo. Si sente superiore a Carney, perché sa che non rivedrà più la moglie. Sa che è morta, che l'hanno rapita, che le è successo qualcosa di terribile. Aspetta solo il momento in cui anche il protagonista lo verrà a sapere, per "gustarsi" il suo dolore comodamente sdraiato sul divano.
E invece:

E poi, finalmente - nelle sue cuffie - un secco clic.
E la voce di sua moglie che diceva: "Pronto?"
Carney rise per il sollievo.

Dunque, come sta la faccenda? Mentre il lettore resta perplesso per quello che ha appena letto...

Fece per parlare, ma prima che avesse il tempo di farlo, l'aereo ebbe un violento scossone - tanto violento che in una frazione di secondo la forza dell'esplosione gli strappò le cuffie dalle orecchie.

Ecco, è stato un depistaggio sin dall'inizio. Maledetto Deaver!
E' Carney a morire, per un attentato. C'era una bomba sull'aereo.
Lezioncina sui colpi di scena fini a se stessi: fai credere il contrario di quello che sta succedendo, e alla fine svela la verità. In questo caso, quello di Deaver è solo un segnale per il lettore. Gli sta anticipando che sta per leggere un romanzo che lo terrà con il fiato sospeso dall'inizio alla fine.

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