citazioni

Ci sono infiniti modi per raccontare una stessa cosa. Saper scegliere il migliore è ciò che fa di uno scrittore un bravo scrittore. Il lettore non si nutre solo di storie, di accadimenti. Si nutre di parole, di suoni, di combinazioni che a volte lo colpiscono al punto di ricordarle per sempre

martedì 3 giugno 2008

Il mostro

A differenza dei gialli di carta, un'indagine vera non procede a colpi di scena ma si alimenta di piccoli passi che si conquistano in una routine quotidiana apparentemente piatta e noiosa. Gli stessi testimoni sentiti più e più volte, gli stessi luoghi dei delitti visitati e rivisitati, le stesse cose dette e ripetute, magari con l'aggiunta di un piccolo significativo particolare che bisogna essere pronti a cogliere.

Michele Giuttari, Il mostro

Credo sia una grande verità. Nonostante ciò, esistono storie reali talmente incredibili da rendere un saggio quasi più coinvolgente di un "giallo di carta". Vivo nella provincia di Firenze dalla nascita, e ricordo benissimo la paura che avevamo da bambini a restare fuori da soli, al buio. Ce l'avevano inculcata in testa, e avevano fatto bene. Perché ci sono uomini normali in giro che fanno cose raccapriccianti. Io non ho ancora capito se Pacciani e i suoi compagni di merende fossero davvero gli assassini materiali delle coppiette (dovrei leggere anche il libro di Filastò, che pare argomenti una versione dei fatti completamente contraria). Ciò non toglie che parliamo di uomini che violentavano mogli e figlie (Pacciani), e che stupravano e minacciavano vicine di casa e prostitute con falli di gomma (Vanni), senza che questo impedisse loro ogni mattina di guardarsi allo specchio come se nulla fosse.
In questi giorni sono passato più volte da San Casciano, da Baccaiano e da altri luoghi degli omicidi e mi è sembrato tutto incredibile.

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1 Commenti:

Blogger Schloss Adler ha detto...

Ho appena finito di leggere il libro di Michele Giuttari. L'ho trovato bellissimo, di quella bellezza che confina (o sconfina) nella verità. Una verità cruda, dura, che a pensarci fa tremare le vene dei polsi, soprattutto a chi, come giustamente hai ricordato, quei posti li conosce, li frequenta, li abita.
Da alcuni giorni ho un'idea fissa in testa, una frase, che poi è il titolo di un libro di Hannah Arendt: "La banalità del male". In quel libro la Arendt racconta il processo, tenutosi a Gerusalemme nel 1961, ad Adolf Eichmann e spiega che i crimini perpetrati dal gerarca nazista non erano da ascriversi a un'indole maligna, quanto piuttosto alla totale inconsapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.
Ecco, secondo me Pacciani, Vanni e Lotti erano come Eichmann. Ci penso e ci ripenso e quella maligna banalità dell'uomo mi fa paura.

10 giugno 2008 09:14  

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